
Etichette energetiche: ora anche sugli smartphone

L'Unione Europea, con questo provvedimento, mira a rendere i prodotti più riparabili, sostenibili e soprattutto durevoli nel tempo. Un duro colpo all'obsolescenza programmata e agli smartphone usa e getta: i produttori dovranno avere la certificazione IP, garantire le performance della batteria, fornire pezzi di ricambio per 7 anni dal lancio e aggiornamenti software per 5 anni. Tutto molto positivo per i consumatori e per l'ambiente. Tuttavia, bisogna fare due conti: se gli utenti acquisteranno meno smartphone nello stesso periodo di tempo (a causa della loro maggiore resistenza e riparabilità), i produttori realizzeranno meno ricavi e saranno costretti ad aumentare i prezzi; inoltre, per soddisfare i requisiti europei, i produttori affronteranno costi considerevoli (le certificazioni, le batterie di qualità e gli aggiornamenti costano) . Questi provvedimenti potrebbero così segnare la fine della fascia bassa del mercato smartphone (da 150€ in giù).
Inoltre, sorgono altre preoccupazioni tra gli utenti sull'attendibilità di queste classifiche, che non sono regolate da standard ben definiti ma lasciano spazio ai produttori per l'interpretazione dei valori nelle varie condizioni in cui può trovarsi il dispositivo (I test per verificare il punteggio vengono effettuati internamente). Ad esempio, tra i dati già presenti online, ritroviamo marchi come Apple e Samsung, da sempre rinomati per il loro impegno negli aggiornamenti software, con punteggi inferiori rispetto ad altri marchi meno noti. Perciò, l'etichetta offrirà solo una panoramica generale: sarà poi possibile comprendere l'effettiva autonomia e resistenza con l'uso quotidiano o grazie a recensioni online. Questo punto è uno dei più critici tra quelli che riguardano l'introduzione di queste nuove etichette. Si spera che l'Unione Europea renda possibile una classifica imparziale da parte di enti terzi (come si fa già da tempo, su piattaforme come DxOMark, ANTUTU o Nanoreview)



